Giuseppe R. Cusa

giuseppe-cusa-2-largeGiuseppe Cusa è un architetto catanese appassionato di sport, natura ed ovviamente cultura orientale.

Fin da bambino rimane affascinato dal mondo delle arti marziali così, dopo una breve esperienza nel Ju Jitsu entra nel mondo della kick boxing col M° R. Wagner.
È in maniera fortuita che viene a conoscenza del Bagua Zhang, un’insolita arte marziale che si svolgeva nella sala accanto dietro la guida di un insegnante cinese, il Maestro Zhang Du Gan.
Quella maniera di muoversi così elegante lo catturava così decide di iscriversi anche a quei corsi, era il 2000.
Le due discipline così differenti all’inizio creavano entusiasmo agli occhi di un ragazzo, ma via via comprende che non potevano convivere: mentre una arricchiva l’altra lo stesso non avveniva nel Bagua Zhang. Inoltre constatava che le lezioni di kick, per quanto appaganti, producevano sempre piccoli dolori e indolenzimenti.
È solo quando si dedica esclusivamente al Bagua Zhang che realizza come il M° Zhang non lo avesse mai esortato nella scelta e che ha agito in maniera che lo facesse spontaneamente in relazione agli obiettivi e alla maturazione fisica e mentale raggiunta. Un dono di saggezza e filosofia cinese grazie alle quali rimane grato a quegli anni di kick, utili strumento alla comprensione e di cui mantiene alcune ricchezze.
Il Bagua Zhang lo ha supportato anche dal punto di vista salutistico. Difatti alcuni traumi dovuti a sport d’impatto (calcio, kick, pallanuoto, sci) uniti a un fastidioso logoramento di cartilagine, gli imponevano una cessazione di quelle attività, specie delle arti marziali.
Non si diede per vinto e ha iniziato a seguire i consigli del Maestro: praticare zou zhang, lentamente e senza sperare in alcun prodigio.
giuseppe-cusa-2-2-largeDal 2010, anno in cui il Maestro ritorna in Cina, forte del suo invito, inizia ad insegnare a Catania impegnandosi a far conoscere questo meraviglioso stile.
Ciò lo rende ancora più edotto sulla valenza del Bagua Zhang, sull’importanza del legame con la genealogia e sulla differenza tra un apprendimento cognitivo rispetto a uno emulativo.
In particolare scopre il rapporto che si crea tra maestro-allievo, una virtuosa relazione in cui trovare risposte e/o mettere in discussione certezze, un reciproco apprendimento che può diventare un autentico volano per una crescita costante.
Non ha più constatato se la cartilagine gli sia ricresciuta, ha ancora l’hobby del calcio e altro… illudendosi che il suo Maestro continui a far finta di non saperlo.

 

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